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    I 2 F O SC A R I

     

     

      

     

     

     

    A Venezia, nel 1457, si vanno radunando i membri del Consiglio dei Dieci e della Giunta, convocati per una ragione misteriosa Tra loro è Loredano, nemico dei Foscari che considera responsabili dell’assassinio dei suoi congiunti. Viene tratto dal carcere Jacopo Foscari, figlio del doge Francesco: il giovane dev’essere giudicato perché è rientrato illegalmente in patria dall’esilio, al quale era stato condannato a seguito di un’ingiusta accusa d’omicidio. In attesa di essere introdotto alla presenza del Consiglio, Jacopo contempla dal verone Venezia, il cui ricordo è stato il suo unico conforto durante. Poi entra nella sala del Consiglio, senza illudersi di trovarvi alcuna clemenza.

    Lucrezia Contarini, moglie di Jacopo, vorrebbe recarsi dal doge e chiedergli di intervenire in difesa del figlio. Ma le ancelle la trattengono ; a Lucrezia, disperata, non resta che rivolgersi al cielo. Quando l’amica Pisana le annuncia la sentenza del Consiglio dei Dieci, che conferma la condanna all’esilio per Jacopo, Lucrezia dà sfogo al suo sdegno e inveisce contro il patriziato veneziano.

    Uscendo dall’aula del giudizio, i membri del Consiglio commentano l’accaduto: una lettera, scritta segretamente da Jacopo agli Sforza, ha reso inevitabile la condanna; il figlio del doge dovrà tornare in esilio a Creta.

    Il doge, solo, piange la sorte del figlio e lamenta la sua dura condizione di padre.

    Giunge Lucrezia, che rivendica l’innocenza del marito e inveisce contro i Dieci; ma il doge è costretto a ricordarle la legge e il foglio che accusa Jacopo. Lucrezia non può far altro che invitare il doge a pregare con lei.

    Nel buio del carcere Jacopo, in delirio, crede di vedere uno spettro porgergli il suo teschio insanguinato. È il conte di Carmagnola, che un tempo il doge suo padre aveva condannato a morte. Jacopo cade a terra; in suo soccorso viene Lucrezia, che si fa riconoscere e gli comunica la sentenza del Consiglio

    . Mentre in lontananza si sente intonare una barcarola, i due si abbandonano alla speranza di poter condividere, insieme, le pene del futuro. Si unisce loro il doge, che abbraccia entrambi esortandoli ad avere fiducia nella giustizia divina. Giunge Loredano, che invita il prigioniero a partire, solo, e gioisce della sventura che si abbatte sull’odiata famiglia.

    Il Consiglio sollecita la partenza di Jacopo Foscari, accusato di omicidio e di aver tramato contro Venezia. Entrano il doge, che va a sedere sul trono, e Jacopo fra i custodi. Letta la sentenza del Consiglio, Jacopo chiede vanamente grazia al padre. Nella sala irrompe Lucrezia: fa inginocchiare i propri figli davanti al doge, invoca il suo perdono e la sua pietà, chiede di potersi unire al marito nell’esilio. Ma il Consiglio è inflessibile: Jacopo partirà solo. Affidati i figli al doge, Jacopo s’avvia, mentre Lucrezia sviene tra le braccia delle dame.

    Tra la folla in festa giungono Loredano e Barbarigo, mascherati; tutti incitano i gondolieri intonando una barcarola. Dal palazzo ducale escono due trombettieri, agli squilli dei quali il popolo si allontana intimorito; sul canale passa una galera con il vessillo di S. Marco. Dal palazzo ducale esce Jacopo Foscari, seguito da Lucrezia, e prende commiato da tutti nella massima angoscia, mentre Loredano esulta vedendo compiersi la sua vendetta.

    Francesco Foscari, solo, ripensa alla morte prematura dei suoi tre figli e al triste destino del quarto. Giunge Barbarigo con un foglio: il vero colpevole dell’assassinio ha confessato. Il doge esulta, poiché l’innocenza del figlio è provata. Ma Lucrezia gli annuncia che Jacopo non ha retto al dolore del distacco ed è morto al momento della partenza.

    Giungono i Dieci e chiedono al doge di ritirarsi dalle cure dello stato, rinunciando al potere. Il doge dapprima reagisce con sdegno, ma poi, accasciato dalle vicende familiari, restituisce l’anello dogale. Mentre si avvia, con Lucrezia, sente le campane di S.Marco annunciare l’elezione del nuovo doge: non reggendo all’affronto, Francesco Foscari cade morto a terra.
     

     
     
     
     

    A L C I N A

     

      

     

     

     

    La maga Alcina attira gli uomini sulla sua isola incantata e li trasforma in rocce,

    corsi d' acqua, alberi e animali. Ultima suapreda è il paladino Ruggero: a cercarlo sopraggiunge sull'isola la sua promessa sposa, Bradamante, che i nasconde sotto l'identità del fratello Ricciardo, con il confidente Melisso.

    I due incontrano dapprima Morgana,sorella della maga, che subito s'innamora del presunto Ricciardo. Poi d'improvviso il paesaggio si trasforma e appare la splendida reggia di Alcina: qui in a condizione di voluttà e di oblio si trova anche Ruggiero, del quale la maga si è innamorata. Per questa ragione, Ruggiero ha conservato le proprie sembianze umane: avvinto da Alcina in un incantesimo, egon riconosce i nuovi ospiti nè nulla ricorda delle promesse d'amore fatte a Bradamante.

    Dal canto suo il comandante Oronte, innamorato di Morgana, è geloso del presunto Ricciardo e per cercare di allontanare il rivale, suscita i sospetti di Ruggiero dicendogli che la stessa Alcina è innamorata del giovane. La maga nega tuttavia a Ruggiero qualsiasi interesse per Ricciardo e per provargli ciò acconsente a trasformare in bestia il giovane straniero. A questo punto Morgana mette in guardia Ricciardo dalla minaccia incombente e gli dichiara apertamente il suo amore.

    Melisso appare a Ruggiero sotto le sembianze del di lui maestro Atlante e grazie ad un anello magico mostra al paladino come il re gno di Alcina sia soltanto incantamento e apparenza: di fatto, l'isola è un luogo deserto e desolato.

    Rotto l'incantesimo, Ruggiero incontra il presunto Ricciardo ma non riesce nconra aiconoscere che si tratta in realtà di Bradamante: seguendo le indicazioni di Melisso, egli finge comunque con Alcina di continuare ad amarla e prende a lei concedo per recarsi a caccia.

    La maga sta per trasformare Ricciardo in  bestia, ma Morgana riesce a salvare l' amato. Quando Oronte annuncia ad Alcina che Ruggiero l'ha ingannata ed è in fuga, la maga appare lacerata dal dolore ma nondimeno decisa a vendicarsi.

    Ritornato in pien possesso delle sue facotà, Ruggiero riconosce finalmente Bradamante sotto le sembianze di Ricciardo: i due innamorati decidono di sonfiggere insieme Alcina. Al loro ricongiungimento assiste Morgana, che scopre così la vera identità del presunto Ricciardo: mentre Morgana s'affretta sdegnata ad avvisare la sorella, Ruggiero dice addio all'illusoria bellezza dell'isola incantata.

    Chiusa nella stanza sotterranea delle magia, Alcina evoca quindi gli spiriti infernali perchè impediscano a Ruggiero di fuggire ma è costretta a constatare la perdita dei suoi poteri, neutralizzati dall'autenticità del sentimento d' amore che ella prova neifronti del paladino.

    Una volta scoperta la vera identità del presunto Ricciardo, Morgana cerca di riconquistare l'amore di Oronte:del resto, benchè ostenti indifferenza nei suoi confronti, questi è ancora innamorato di lei. Sincontano quindi Alcin e Ruggiero:poichè il paladino, rotto l'incantesimo, è deciso a tener fede all'impegno preso con Bradamante e abbandonare l'isola la maga promette di vendicarsi ma anche di perdonarlo qualora egli decidesse di tornare da lei.

    Insieme con Bradamantee Melisso, Ruggiero si prepara a combattere: prima di andarsene dall' isola, Bradamante initende però liberare tutti coloro chesono prigionieri dell'incantesimo di Alcina. Di fronte al profilarsi delladisfata, Acna sembra ormai impotente; quando Ruggiero e Bradamante stanno per lasciare l'isola , la maga si rivolge un ultima volta al paladino perchè rimang con lei, ma questi rifiuta.

    Ora che è vincitore, Ruggiero, è intenzionato a rompere con l'anello magico l'urna in cui sono contenuti i poteri di Alcina per liberare le vittime degli incantesimi: Alcina promette di liberarle lei stessa ma Ruggiero, Bradamante e Melisso temono che la maga posa ancora ricorrere a qualche sortilegio. Vani sono gli appelli alla clemena da parte di Alcina e Morgana: Ruggiero spezza l'urna e le due sorelle svaniscono insieme al palazzo incantato. Le vittime delle magie riprendono le proprie fattezze umane e nella gioia generale si f estggia con canti e balli la sconfitta di Alcina.

     
     
     

    D O N - C A R L O

     

      

     

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    MILANO - Otto minuti di applausi, ma anche dissensi, ovvero fischi, soprattutto dal loggione, hanno accolto la conclusione del Don Carlo di Verdi, diretto da Daniele Gatti, che ha aperto la stagione del Teatro alla Scala. Una prima senza le massime cariche dello Stato che molti non hanno esitato a definire sottotono, un approccio minimale visto il momento critico che il paese vive. E poi le proteste di rigore, gli appassionati del loggione pronti a giudicare e il consueto drappello di esponenti della politica, delle istituzioni, dell'economia e della cultura. E un avvicendamento di tenori - Stuart Neill che ha preso il posto, a sorpresa, di Giuseppe Filianoti - che ha agitato il dibattito della vigilia.  .....

     

    La repubblica: sezione spettacoli.

     
     
     

    Certo in qualche modo vorrei graffettare questa serata in questo album che racchiude i miei ricordi.

    Sono sempre meno. E' sempre meno presente l'esigenza di raccogliere i momenti della mia vita.

    La cosa strana che solitamente noto che i blog sono usati come " valvola di scarico" nei momenti negativi, per me invece fin dal primo giorno è forse stato il contrario.

     

    Dunque il "Don Carlo" come l'ho inteso io...

     

    Oltre 4 ore. Alla fine la gente faceva a gara nel guardare l'orologio e calcolare l'ora del finale.

    Troppi sbadigli e troppe teste distratte a guardare qua e là.

    La coreografia minimale e quasi inesistente non giustificava 2 intervalli lunghi trenta minuti.

    Se gli ingredienti primcipali in un opera sono: il bel canto, la bella musica, i costrumi e la coreografia...si può dire che un bel 30 per cento dello spettacolo ha perso di enfasi.

    Nulla a che vedere con altre bellissime opere alle quali ho avuto l'onore di essere spettatrice Forse questa è stata una delle meno belle, per quello che mi rigurarda ovviamente.

     

    Resterà comunque una serata indimenticabile e ringrazio con il cuore la persona che ci ha fatto questo "regalo".

     

    Ora che da questo blog non mi aspetto più nulla chissà....

    forse lo apprezzerò di più per quello che ha rappresentato per 3 anni nella mia vita.

     

    kyz.

     

     

    LE NOZZE DI FIGARO

     

      

     

     

     
    Il mattino del suo giorno di nozze, Figaro misura la stanza che il Conte di Almaviva ha messo “generosamente” a disposizione dei giovani sposi. Susanna però si dimostra molto meno riconoscente del futuro marito: il Conte la sta infatti insidiando e la sua generosità è tutt’altro che disinteressata. Messo al corrente delle brame del Conte su Susanna – brame che Don Basilio, il maestro di musica, cerca di caldeggiare a ogni occasione – Figaro non si dà per vinto: se il “signor contino” vuol ballare, troverà pane per i suoi denti. Anche la non più giovane Marcellina è intenzionata a mandare all’aria i progetti di matrimonio di Figaro; ella reclama con Don Bartolo il diritto di sposare Figaro in virtù di un prestito concessogli in passato e mai restituito. Bartolo gode all’idea di vendicarsi del valletto del Conte.

    Entra il paggio Cherubino per chiedere a Susanna di intercedere in suo favore presso la Contessa: il giorno prima il Conte, trovandolo solo con Barbarina (la figlia appena dodicenne del giardiniere Antonio), lo ha cacciato dal palazzo. L’arrivo improvviso del Conte lo costringe però a nascondersi e ad assistere suo malgrado alle proposte galanti che quest’ultimo rivolge alla cameriera. Ma anche il Conte deve celarsi a Don Basilio, il quale è sopraggiunto per raccontare a Susanna le attenzioni rivolte dal paggio alla Contessa.

    Allora, spinto dalla gelosia, il Conte esce dal suo nascondiglio e nel parapiglia che ne segue scopre il paggio montando su tutte le furie. Entra il coro dei contadini che, istruito da Figaro, ringrazia il Conte per aver abolito il famigerato ius primae noctis. Il Conte, con un banale pretesto, rimanda il giorno delle nozze e ordina la partenza immediata di Cherubino per Siviglia dove dovrà arruolarsi come ufficiale del suo reggimento.


    Susanna rivela all’addolorata Contessa le impertinenze del Conte nei suoi confronti. Entra Figaro e racconta il suo piano di battaglia. Intanto, per confondere il Conte, Figaro gli ha fatto pervenire un biglietto anonimo in cui si afferma che la Contessa ha dato un appuntamento a un suo ammiratore per quella sera. Quindi, propone che Susanna finga di accettare di incontrare il Conte: Cherubino (che non è ancora partito) andrà al posto di lei vestito da donna, la Contessa smaschererà il marito, cogliendolo in fallo, e gli interessi di tutti verranno soddisfatti.

    Tuttavia, mentre il travestimento del paggio è in corso, il Conte sopraggiunge e, insospettito da alcuni rumori provenienti dalla stanza attigua (dove la Contessa ha rinchiuso Cherubino), decide di forzare la porta. Ma Susanna riesce a far fuggire Cherubino dalla finestra e a prenderne il posto. Quando dal guardaroba esce Susanna invece di Cherubino, il Conte è costretto a chiedere perdono alla moglie.

    Entra Figaro che spera di poter ora affrettare la cerimonia nuziale. Irrompe però anche Antonio che dice di aver visto qualcuno saltare dalla finestra della camera della Contessa. Figaro cerca di parare il colpo sostenendo di essere stato lui a compiere il salto. Ma lo stato di confusione raggiunge il culmine quando arriva Marcellina per reclamare i suoi diritti: ella è ormai in possesso di tutti i documenti necessari per costringere Figaro a sposarla.


    La Contessa spinge Susanna a concedere un appuntamento galante al Conte, il quale però si accorge dell’inganno e promette di vendicarsi. Don Curzio, l’avvocato, entra con le parti contendenti e dispone che Figaro debba o restituire il suo debito o sposare Marcellina. Ma da un segno che porta impresso sul braccio si scopre inopinatamente che Figaro è il frutto di una vecchia relazione tra Marcellina e Bartolo. Madre e figlio si abbracciano. La Contessa intanto esprime il suo dolore e la sua determinazione a riconquistare il cuore del marito. Poi detta a Susanna un bigliettino con l’appuntamento notturno da far avere al Conte, bigliettino che viene sigillato con una spilla.

    Le due donne, agendo da sole, hanno deciso di perfezionare il piano di Figaro: sarà la stessa Contessa e non Cherubino a incontrare il Conte al posto di Susanna. Mentre il coro delle giovani contadine entra recando ghirlande per la Contessa, Susanna consegna il biglietto galante al Conte che si punge il dito con la spilla. Figaro è divertito: non ha visto, infatti, chi ha dato il bigliettino al Conte. Quindi si festeggiano le due coppie di sposi: Susanna e Figaro, Marcellina e Bartolo.

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    È ormai notte e nell’oscurità Barbarina sta cercando la spilla che il Conte le ha detto di restituire a Susanna. Figaro capisce che il biglietto ricevuto dal Conte nella scena precedente gli era stato consegnato dalla sua promessa sposa. Credendosi tradito, si nasconde nel giardino per sorprendere i due amanti. Susanna, che ha sentito non vista le rampogne di Figaro, si sente offesa dalla sua mancanza di fiducia e decide di farlo stare sulle spine.

    Ha dunque inizio il finale. Entra il Conte con colei che crede essere Susanna e che invece è la Contessa travestita. Tutti si perdono nell’oscurità. Anche Cherubino importuna la Contessa credendo di avere a che fare con Susanna. Il Conte poi s’infuria credendo di vedere Figaro corteggiare sua moglie ovvero Susanna travestita da Contessa. Alla fine si scopre l’equivoco: Figaro chiede scusa a Susanna per aver dubitato della sua fedeltà e il Conte implora il perdono della Contessa. Le nozze tra Figaro e Susanna possono finalmente avere luogo e la “folle giornata” si chiude con il giubilo generale.

     

     
    01_nozze_figaro
     

    Dove sono i bei momenti

    di dolcezza e di piacer,

    dove andaro i giuramenti

    di quel labbro menzogner?

    Perché mai se in pianti e in pene

    per me tutto si cangiò,

    la memoria di quel bene

    dal mio sen non trapassò?

    Ah! Se almen la mia costanza

    nel languire amando ognor,

    mi portasse una speranza

    di cangiar l'ingrato cor.

    Romeo & Giulietta

     

      

     

     

     

    L’azione si svolge a Verona. Romeo, figlio di Messer Montecchi, tenta senza successo di dichiarare il suo amore a Rosalina: gli amici Mercuzio e Benvolio lo confortano. Allo spuntare del giorno, i cittadini si ritrovano sulla piazza del mercato: nasce un diverbio fra Tebaldo, nipote di Messer Capuleti, e Romeo e gli amici. Capuleti e Montecchi sono nemici giurati: inizia subito la battaglia. Messer Montecchi e Messer Capuleti, in persona, prendono parte alla lotta che viene sospesa grazie all’intervento del Principe di Verona il quale ordina alle due famiglie di por fine alla loro rivalità.



    Giulietta gioca con la nutrice ma viene interrotta dai genitori, Messer Capuleti e la sua sposa, che la presentano a Paride, un nobile giovane e ricco che l’ha chiesta in moglie.


    Giungono gli ospiti per il ballo in casa Capuleti. Romeo, Mercuzio e Benvolio, mascherati, decidono di dare la caccia a Rosalina.


    Romeo e gli amici sopraggiungono nel pieno della festa. Gli ospiti osservano Giulietta ballare. Mercuzio, vedendo che Romeo, guardandola, è come in estasi, balla per distrarre la sua attenzione. Tebaldo riconosce Romeo e gli ordina di allontanarsi, ma interviene Messer Capuleti che gli dà il benvenuto nella sua dimora.


    Mentre gli ospiti se ne vanno, Messer Capuleti dissuade Tebaldo dall’inseguire Romeo.


    Giulietta non riesce a dormire ed esce sul suo balcone: pensa a Romeo, ed ecco che all’improvviso egli compare nel giardino. Si confessano il reciproco amore.


    Romeo non fa che pensare a Giulietta e, al passaggio d’un corteo nuziale, sogna il giorno in cui la sposerà. Frattanto la nutrice di Giulietta si apre a fatica la via tra la folla in cerca di Romeo per consegnargli una lettera di Giulietta. Romeo legge: Giulietta ha acconsentito a diventare sua sposa.

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    In segreto gli amanti vengono uniti in matrimonio da Frate Lorenzo, il quale spera che la loro unione porrà fine alle contese fra Montecchi e Capuleti.


    Tebaldo interrompe l’allegra baraonda, assale Mercuzio e lo uccide. Romeo vendica la morte dell’amico, e viene esiliato.

    All’alba del giorno successivo la servitù si desta, e Romeo deve partire. Abbraccia Giulietta e si allontana proprio mentre i genitori entrano con Paride. Giulietta si rifiuta di sposare Paride che, offeso dal diniego, si allontana. I genitori di Giulietta sono indignati e minacciano di ripudiarla e diseredarla. Giulietta si precipita da Frate Lorenzo.


    Giulietta cade ai piedi del frate e invoca il suo aiuto. Egli le consegna una fiala di sonnifero che la farà sprofondare in un sonno simile alla morte: i genitori, convinti della sua morte, la seppelliranno nella tomba di famiglia; intanto Romeo, avvisato da Frate Lorenzo, tornerà protetto dalle tenebre e porterà Giulietta lontano da Verona.


    Quella sera Giulietta acconsente di sposare Paride, ma il mattino seguente, quando i genitori entrano con lui, la trovano sul letto apparentemente senza vita.


    Senza aver ricevuto il messaggio del frate, Romeo, colpito come da un fulmine alla notizia della morte di Giulietta, ritorna a Verona. Vestito da monaco, entra nella cripta: trova Paride presso il corpo di Giulietta e lo uccide. Crede morta Giulietta e beve una fiala di veleno. Giulietta si risveglia, trova Romeo senza vita e si trafigge.

     

     

    Cyrano De Bergerac

      

     

    Cyrano de Bergerac (o anche Cirano di Bergerac in Italia) è uno scontroso spadaccino dal lunghissimo naso, scrittore e poeta in bolletta dalla irresistibile vitalità. Leggendaria la sua abilità con la spada, almeno quanto la sua passione per la poesia e per i giochi di parole, con i quali ama mettere in ridicolo i suoi nemici, sempre più numerosi grazie al suo carattere poco incline al compromesso e al suo disprezzo verso potenti e prepotenti.

    Spaventoso e inarrestabile con una spada in mano, egli però segretamente nutre un candido ed impossibile amore per la bella Rossana, sua cugina.

    Quando sta per rivelarsi alla sua amata, però, viene a scoprire che lei è innamorata di Cristiano, un giovane cadetto, bello ma non molto intelligente. Cyrano decide allora di allearsi con lui per fargli conquistare proprio il cuore di Rossana, e si improvvisa così "suggeritore" per l'altrui passione, scrivendo lettere e poesie per conto dell'amico, ma covando dentro di sé comunque l'amore per la cugina.

    Cristiano riesce infine a conquistare la sua amata, ma l'unione tra i due giovani è osteggiata dal potente di turno, De Guiche, invaghitosi della bella. La guerra costituisce dunque una perfetta occasione per allontanare i due innamorati: Cristiano assieme a Cirano finiranno con la loro compagnia di cadetti al fronte...

    Sfortunatamente Cristiano muore e Rossana decide di ritirarsi in un convento.

    Solo al termine della propria vita, trascorsi molti anni, Cirano confesserà (seppur involontariamente) all'amata il suo sentimento, ma quando lei ricambierà sarà ormai troppo tardi.

     

     

     

    Certamente è difficile al giorno d’ oggi trovare persone che non abbiano il senso di rivalsa. Che sappiano tenere per se un segreto in onore di un amico…anche a costo di perderne l’amore e infine la vita. Oggi giorno si tende spesso a predersi delle rivincite e spesso ancor di più a rinfacciare anche un piccolo gesto o sacrificio. E’ questo ciò che mi ha colpito di più nonostante la drammatica fine di Cyrano. Mantenere alto l’ onore dell’ amico perduto in battaglia nonostante la felicità fosse ad un passo da lui, ha sacrificato la sua vita e anche quella della sua amata. Lo spettacolo è finito. Bellissimo. Il pubblico in piedi entusiasta continua ad applaudire e a gettare rose sul palcoscenico. Tutti bravissimi, ma Cyrano ha quel qualcosa in più che cattura…

    L’ opera è così: il silenzio, la musica superba e la voce degli artisti.

    Il finale correlato da un’ orchestra stupenda è letteralmente da pelle d’ oca.

    E per caso mi vengono alla mente le parole di Eduard a Vivian in Pretty Woman…

     Quando ami l’ opera te ne rendi conto dai brividi che senti salire lungo il corpo…

    … infatti Vivian mentre assiste alla traviata inizia a piangere come una bambina….

    Ciao Blog…

      

    Così fan tutte Wolfgang Amadeus Moza

     testata_stagione

     

     

    In una bottega di caffè a Napoli, assieme a Don Alfonso siedono i due ufficiali Ferrando e Guglielmo che vantano la fedeltà delle loro fidanzate, Dorabella e Fiordiligi.
    Don Alfonso li contraddice affermando che la fedeltà femminile non esiste e che, se si presentasse l'occasione, le due innamorate dimenticherebbero i loro fidanzati e passerebbero a nuovi amori. I due intendono sfidarlo a duello per difendere l’onore delle future spose. Don Alfonso scommette cento zecchini per provare ai due amici che le fidanzate non sono diverse dalle altre donne: per un giorno, Ferrando e Guglielmo dovranno attenersi ai suoi ordini. Nel giardino della casa sul golfo Fiordiligi e Dorabella contemplano sognanti i ritratti dei fidanzati. Don Alfonso reca loro una notizia terribile: i fidanzati sono richiamati al fronte e devono partire all’istante. Arrivano Ferrando e Guglielmo e fingono di partire. La cameriera Despina, complice di Don Alfonso, espone alle sorelle le proprie idee circa la fedeltà maschile ed esorta Fiordiligi e Dorabella a «far all’amor come assassine»: i fidanzati al fronte faranno altrettanto. Don Alfonso cerca l’aiuto di Despina, promettendole venti scudi se insieme riusciranno a far entrare nelle grazie delle sorelle due nuovi pretendenti. Travestiti da ufficiali albanesi, si presentano Ferrando e Guglielmo. Le padrone irrompono furenti per la presenza degli sconosciuti e i finti albanesi si dichiarano spasimanti delle sorelle. Don Alfonso presenta gli ufficiali come suoi cari amici. Alle loro rinnovate e caricaturali offerte d’amore, Fiordiligi risponde che serberanno fedeltà agli amanti fino alla morte. Fiordiligi e Dorabella si ritirano. Don Alfonso si allontana con gli albanesi, che poco lontano fingono di bere un veleno. Don Alfonso finge di andare in cerca di un medico e lascia i due agonizzanti davanti alle esterrefatte sorelle, che iniziano a provare compassione. Arriva Despina travestita da medico, declamando frasi in un latino maccheronico e fa rinvenire gli albanesi toccandoli con una calamita. i finti albanesi rinnovano le dichiarazioni di amore e abbracciano le donne. Despina e Don Alfonso guidano il gioco esortando le donne ad assecondare le richieste dei nuovi spasimanti resuscitati, i quali si comportano in modo molto passionale. Quando i due pretendono un bacio, Fiordiligi e Dorabella si infiammano indignate e rifiutano.

    Atto secondo

    Nella loro camera Fiordiligi e Dorabella vengono convinte da Despina a «divertirsi un poco, e non morire dalla malinconia», senza mancare di fede agli amanti, s’intende. Giocheranno, nessuno saprà niente, la gente penserà che gli albanesi che girano per casa siano spasimanti della cameriera. Resta solo da scegliere: Dorabella, che decide per prima, vuole Guglielmo, e Fiordiligi apprezza il fatto che le spetti il biondo Ferrando.

    Nel giardino sul mare i due albanesi hanno organizzato una serenata alle dame, i suonatori e i cantanti arrivano in barca. Don Alfonso e Despina incoraggiano gli amanti e le donne a parlarsi e li lasciano soli. Fiordiligi e Ferrando si allontanano, suscitando la gelosia di Guglielmo, che offre un regalo a Dorabella e riesce a conquistarla. Fiordiligi è sconvolta, capisce che il gioco si è mutato in realtà. Quando Ferrando si accomiata ella ha un attimo di debolezza e vorrebbe richiamarlo, poi rivolge il pensiero al promesso sposo Guglielmo e si proclama a lui fedele. Questi è impacciato nel comunicare a Ferrando che Dorabella ha ceduto facilmente, ma è felice del fatto che Fiordiligi si sia dimostrata «la modestia in carne», commentando l’infedeltà di Dorabella.

    In casa, Dorabella esorta Fiordiligi a divertirsi. Fiordiligi decide di travestirsi da ufficiale e raggiungere il promesso sposo sul campo di battaglia: si fa portare delle vesti maschili, si guarda allo specchio, constata il fatto che cambiare abito significa perdere la propria identità; immagina di trovarsi già sul posto e che Guglielmo la riconosca, ma Ferrando la interrompe, e chiede la sua mano, rivolgendosi a lei con parole che probabilmente Guglielmo non le ha mai detto. Guglielmo ha assistito al dialogo, è furente, e anche Ferrando odia la sua ex fidanzata, ma Don Alfonso, che ha dimostrato quanto voleva, li esorta a finire la commedia con doppie nozze: una donna vale l’altra, meglio tenersi queste “cornacchie spennacchiate”. Don Alfonso spiega di non voler accusare le donne, anzi le scusa, è colpa della natura se «così fan tutte».

    Nella sala illuminata, con la tavola imbandita per gli sposi, Despina organizza i preparativi e il coro di servi e suonatori inneggia alle nuove coppie. Al momento del brindisi Fiordiligi, Dorabella e Ferrando cantano un canone, su un tema affettuoso, da musica da camera, mentre Guglielmo si mostra incapace di unirsi a loro e commenta: «Ah, bevessero del tossico / queste volpi senza onor!».
    Il notaio (che è Despina travestita) fa firmare il finto contratto nuziale. Un coro interno intona “Bella vita militar!” e le sorelle rimangono impietrite: tornano i fidanzati. Nascosti gli albanesi in una stanza, esse si preparano ad accogliere Ferrando e Guglielmo, che fingono di insospettirsi quando scoprono il notaio e il contratto. Quindi si presentano vestiti da albanesi, ma senza cappello, senza mantelli e senza baffi, in modo da essere riconosciuti. Don Alfonso si giustifica: ha agito a fin di bene, per rendere più saggi gli sposi. Le coppie si ricompongono e tutti cantano la morale: «Fortunato l’uom che prende / ogni cosa pel buon verso, / e tra i casi e le vicende / da ragion guidar si fa».

     

    Fonte:Vikipedia 

     
     

    Scivolano i giorni uno dopo l’ altro.

    E’ passata la notte di Halloween, il mio compleanno, ovvero il 7 di novembre. A proposito grazie a tutti degli auguri….Passato anche l’onomastico. “San Martino”.

     

    Avrei potuto raccontarlo con un’ intensissima giornata trascorsa allo stadio. Da prima a vedere Inter-Lazio anche se sono milanista nonchè sfegatata e poi ad assistere ad un partita di beneficenza per il “Trofeo Marra”….Avrei visto per la prima volta il Boss giocare allo Stadio di San Siro ed invece……

    Un giorno da dimenticare, o forse meglio da ricordare per i fatti assurdi che si sono susseguiti dopo l’ episodio all’ autogrill di Arezzo.

    Dovremmo ricordarci più spesso che siamo esseri umani e quindi non possiamo nasconderci dietro l’ istinto animale.  A volte sbagliamo ma la violenza e la vendetta non risolvono  nulla.

     

    Non voglio affrontare l’ argomento perché sarebbe infinito ed estenuante. Voglio rispondere alla rabbia e all’ impotenza di questo gesto con un inno all’ amore…dal passato.

    Ciao Blog…

    Ciao amici naviganti.

    Kyz

    …..sempre…

     
     
     
     
     

     

    Marguerite Gautier è morta. Il contenuto del suo lussuoso appartamento sta per essere messo all'asta. Nanina, la sua fedele domestica, si accomiata per l'ultima volta dalle stanze per lei familiari. Entrano visitatori curiosi, acquirenti, conoscenti e amici della defunta, fra i quali il vecchio Monsieur Duval, per esaminare gli arredi. Un giovane - Armand Duval - irrompe disperato nella stanza e perde i sensi. Duval riconosce suo figlio e amorevolmente lo sostiene. Sopraffatto dai ricordi, Armand comincia a raccontare la sua storia.

    Si apre al Théâtre-des-Variétés durante una rappresentazione del balletto Manon Lescaut, famoso dramma di una cortigiana combattuta fra l'amore per il lusso e il vero amore. Marguerite Gautier - una delle più belle e più desiderabili cortigiane di Parigi - era fra il pubblico. Toccata dalla difficile situazione di Manon, ma disgustata dalla sua infedeltà, ella rifiutava di vedere in Manon un riflesso di se stessa. Armand, che aveva ammirato Marguerite da lontano, le era stato presentato per la prima volta quella sera. Seguendo la vicenda del balletto, aveva temuto che il suo futuro potesse riflettere il tragico destino di Des Grieux.

    Dopo lo spettacolo Marguerite aveva deciso di divertirsi, invitando Armand nel suo appartamento. Si era servita di Armand per provocare il noioso conte N. Allorché Marguerite era stata sopraffatta da un attacco di tosse, Armand le aveva offerto il suo aiuto e, profondamente turbato, le aveva confessato il suo amore per lei. Benché toccata dalla sua appassionata dichiarazione, Marguerite, conscia della sua malattia fatale e della conseguente necessità di vivere nel lusso, lo aveva tenuto a distanza.

    La loro relazione si era tuttavia fatta più profonda. Passando da un ballo all'altro e da un ammiratore all'altro, Marguerite continuava la sua vita nel lusso, ma Armand non cessava di aspettarla, arrivando addirittura a seguirla nella idilliaca casa di campagna che il duca aveva messo a sua disposizione.
     


    In campagna Marguerite aveva continuato la sua vita disordinata a spese del duca. Inevitabilmente si era giunti a un confronto fra il duca e Armand. Per la prima volta Marguerite aveva fatto una scelta, prendendo le difese del suo amato davanti a tutti e rifiutando una vita fatta di ricchezze e sicurezza. Il duca se ne era andato indignato, e Armand e Marguerite erano rimasti finalmente soli.

    Sopraffatto dal pensiero di quanto questa felicità sia ormai lontana, Armand sviene nuovamente. Il padre, profondamente colpito, ricorda con vergogna il ruolo da lui giocato in questa vicenda.

    Venuto a sapere quale vita stesse conducendo il figlio, egli si era recato nella casa di campagna di Marguerite all'insaputa di Armand, e le aveva chiesto di allontanarsi da Armand. Marguerite aveva dimostrato la profondità e la sincerità del suo amore per Armand accettando di lasciarlo. Armand racconta al padre di come al suo ritorno avesse trovato la casa vuota.

    Quel giorno egli aveva atteso invano Marguerite, finché Nanina gli aveva portato una sua lettera, nella quale ella lo informava che doveva interrompere la loro relazione e ritornare al suo precedente stile di vita. Incredulo, egli si era subito recato a Parigi e l'aveva trovata fra le braccia del duca.
     


    Qualche tempo, dopo i due si erano incontrati per caso agli Champs-Elysées. Marguerite era accompagnata da un'altra bella cortigiana, Olympia, che Armand immediatamente aveva cominciato a corteggiare, desideroso di restituire la pariglia a Marguerite, nei confronti della quale, offeso, provava un profondo risentimento.

    Mortalmente malata, Marguerite si era recata un'ultima volta da lui, pregandolo di smettere di umiliarla. La loro passione si era riaccesa, ma quando si erano addormentati a Marguerite era apparsa in un terribile incubo la visione di Manon; al risveglio aveva deciso di onorare la sua promessa e, in silenzio, aveva lasciato per la seconda volta l'amato Armand.

    Tempo dopo egli a un ballo l'aveva pubblicamente offesa, consegnandole una busta piena di denaro, "pagamento" per i suoi servigi. Mortalmente malata, Marguerite aveva perso i sensi.

    Armand è ora giunto al termine del suo racconto, che il padre ha ascoltato commosso. I due quindi si separano. Quando Armand è rimasto solo, Nanina gli consegna il diario di Marguerite. Armand comincia a leggerlo e scopre così il profondo e sincero amore della giovane, e il rapido e grave deterioramento della sua salute. Durante la lettura gli sembra di accompagnarla per l'ultima volta a teatro, a vedere Manon Lescaut; nel balletto Manon, ormai ridotta in povertà, muore stremata fra le braccia del suo fedele innamorato Des Grieux, che l'aveva seguita in esilio.

    Malata e disperata, Marguerite deve lasciare il teatro, ma i personaggi del balletto le appaiono nei sogni provocati dalla febbre. Desidera vedere un'ultima volta Armand, ma muore sola e in povertà. Armand in silenzio chiude il diario.

    Fonte: Teatro alla Scala

     
     
    Questa volta a Teatro serata al femminile...io e la "sora gufa" puntuali come un orologio svizzero eravamo già sedute al nostro posto in sesta fila pronte per goderci lo spettacolo.
    Appena scese le luci eravamo già nell' atmosfera e la sorte delle due Donne.
    La tecnica è quella del flashback:  la coppia Marguerite-Armand e l’altra, assai simile, Manon-Des Grieux. 
    Ma un altra sorpresa ci aspettava.
    Un emozionante addio dell' artista Alessandra Ferri alla "danza":
    «Non rimpiangerò nulla. Ho solo dei ricordi bellissimi e quello di Marguerite sarà il più bello di tutti. Del resto più che la danza amo ballare, vivere la musica con il mio corpo. La danza teatrale è troppo tirannica, adesso voglio riprendermi la mia vita. Cosa farò oltre alla madre? Non lo so. Non me lo sono mai chiesto».
    Poco dopo il palcoscenico è un mare di bellissimi fiori tutti per lei...e così che scoppia a piangere e con lei anche noi emozionate ci avviamo verso l' uscita.
    Anche se a pochi interesserà questo lungo intervento è così che voglio graffettare  questa bellissima serata al mio abum dei ricordi... 
    Arrivederci ....
    dalla Soffitta è tutto per ora...
    Kyz
     
     

    No no cari i miei amici blogger "Interisti" e non...Voi che sieti passati a saltellare nel blog per la vittoria della vostra amata Inter ...di certo non rifuggo le mie responsabilità sparendo da questo mondo fantastico solo per una partita!! Sono qui...finalmente sono riuscita a trovare 5 minutini per ringraziarvi del passaggio...

    Un grazie in particolar modo al mio comagno di viaggio Axel per avermi sostenuta...

    E' solo che dopo la mittica vittoria a San Siro del Milan con il Celtic FC sono stata praticamente precettata per 4 giorni...e sai comè...ogni tanto anche io finisco incastrata in qualche modo in serate mondane...E quindi l' 8 Marzo sono uscita con alcune amiche per fare quattro chiacchiere...

    No no niente "galline alla riscossa" un locale semplicissimo senza "sorprese" con clienti donne, uomini e anche Gay.

    Invece per la serata del nove ho partecipato ad una cenetta semipolitica...Una cosa tranquilla...solo 210 persone...Una bazzecola...

    Concludendo mancherebbe Domenica......(mi sa che sè capito che sono andata allo Stadio di San Siro) e Sabato:_ la Serata forse più bella  al Teatro della Scala.          Salomè.

    Mi è piaciuto tantissimo e sono veramente lieta al piccolo monitor dove potevo leggere la traduzione in quanto l'opera era cantata interamente in Tedesco...e pure...Bello!.... brrrrrr....e tragico.

     

     

    Scena prima
    Sulla grande terrazza del palazzo di Erode illuminata dalla luna, mentre nella sala dei banchetti si sta festeggiando il compleanno del Tetrarca,il giovane capitano della guardia reale Narraboth è incantato dalla bellezza di Salome. Il paggio di Erodiade, suo amico, cerca invano di distoglierlo dalla contemplazione di quel fiore velenoso. Di colpo si sente la voce del profeta Jochanaan provenire dalla cisterna in cui è imprigionato. I soldati della guardia reale discutono le parole oscure del Precursore.

    Scena seconda
    Entra Salome disgustata dal comportamento dei commensali e dalle insidie del suo patrigno Erode: ha bisogno di respirare un po' di aria pura e di guardare la luna in cui si rispecchia la sua pallida bellezza. La voce di Jochanaan riecheggia di nuovo dalla cisterna e desta la curiosità di Salome. Quest'ultima chiede di vedere lo sconosciuto ma richiamandosi al divieto del Tetrarca i soldati si rifiutano di aprire la cisterna. Allora la principessa, conscia del suo potere su Narraboth, induce l'accondiscendente capitano a far eseguire il suo desiderio. Jochanaan esce dalla cisterna.

    Scena terza
    Il profeta maledicente copre d'infamia con le sue accuse la madre di Salome. Ma quanto più egli respinge la figlia della peccaminosa Erodiade, tanto più cresce in Salome il desiderio morboso:vuole toccarlo, vuole baciarlo, anche se Jochanaan disgustato la allontana da sé. Invano il capitano Narraboth supplica Salome di contenersi: egli non sopporta di vedere la principessa in quello stato e si pugnala sotto gli occhi di lei che neppure se ne accorge. Infine il profeta maledice Salome e ridiscende nella cisterna.

    Scena quarta
    Seguito da Erodiade e dalla sua corte, Erode entra sulla terrazza per cercare Salome. Malato di desiderio per la figliastra,egli cerca invano di condurla a sé. Le maledizioni di Jochanaan interrompono le insidie del Tetrarca. Erodiade domanda allora al re di far tacere il profeta consegnandolo ai Giudei, ma Erode, che ha paura delle funeste profezie di Jochanaan, difende il Precursore. Intervengono i Giudei con le loro dispute ridotte ormai a vuoto formalismo. Poi Erode chiede a Salome di danzare per lui.Costei, con un calcolato atteggiamento di rifiuto, eccita la cupidigia del Tetrarca fino al punto in cui egli le giura davanti a tutti che avrebbe esaudito ogni suo desiderio. La danza dei sette veli può cominciare. Al suo termine, la principessa chiede al Tetrarca di ricevere su un vassoio d'argento la testa di Jochanaan. Erode reagisce con incredulità e orrore, mentre Erodiade approva con entusiasmo. Tutto tenta Erode per dissuadere Salome dall'inconcepibile desiderio, ma non c'è nulla da fare. Erodiade sfila l'anello della morte dal dito dell'estenuato monarca e lo fa consegnare al carnefice. Salome attende ansiosa accanto alla cisterna, finché il giustiziere le porge il vassoio col capo mozzo di Jochanaan. Perduta nella contemplazione della testa decapitata del profeta, Salome intrattiene un lungo e voluttuoso dialogo con Jochanaan che si compie nel famoso bacio necrofilo: «Ah! Ich habe deinen Mund geküsst, Jochanaan». Sconcertato e incapace di comprendere, Erode ordina ai suoi soldati di uccidere la principessa.

    Fonte: Teatro della Scala.

     

     
     
    So che è lunghissimo da leggere ma la scenda di Salomè che bacia la Testa del profeta è veramente da brivido...
     
     
    Uffa lo so che concludendo qualcuno si aspetta la gazzettina ma che devo dire?....
     
    "Dovendo scegliere quale partite vincere o meno...Penso sia stato veramente meglio vincere il 7 Marzo a San Siro ( posso anche inserire la foto del biglietto??!!?) e giocarsi fino alla morte la Champions....e quindi....
    Ai quarti di finaleeeeeeeeeeeee!!
    Ciao Blog...Ciao Blogger...
    kyz
    .....sempre....
     
     

     

     

     

     

     

    Sbarcato a Nagasaki, Pinkerton, ufficiale della marina degli Stati Uniti, per vanità e spirito d'avventura si unisce in matrimonio, secondo le usanze locali, con una geisha quindicenne di nome Cio-cio-san, termine giapponese che significa Madama (San) Farfalla (cio-cio), in inglese Butterfly, acquisendo così il diritto di ripudiare la moglie anche dopo un mese; così infatti avviene, e Pinkerton ritorna in patria abbandonando la giovanissima sposa. Ma questa, forte di un amore ardente e tenace, pur struggendosi nella lunga attesa accanto al bimbo nato da quelle nozze, continua a ripetere a tutti la sua incrollabile fiducia nel ritorno dell'amato.

    Pinkerton infatti ritorna dopo tre anni, ma non solo: accompagnato da una giovane donna, da lui sposata regolarmente negli Stati Uniti, è venuto a prendersi il bambino, della cui esistenza è stato messo al corrente dal console Sharpless, per portarlo con se in patria ed educarlo secondo gli usi occidentali.
    Soltanto di fronte all'evidenza dei fatti Butterfly comprende: la sua grande illusione, la felicità sognata accanto all'uomo amato, è svanita del tutto. Decide quindi di scomparire dalla scena del mondo, in silenzio, senza clamore; dopo aver abbracciato disperatamente il figlio, si immerge un pugnale nel petto.

    Quando Pinkerton, sconvolto dal rimorso, entrerà nella casa di Butterfly per chiedere il suo perdono, sarà troppo tardi: la piccola geisha ha già terminato di soffrire.

     

     

     

    Non so spiegarne il motivo forse, ma tra gli spettacoli che ho visto finora al Teatro della Scala, Madame Butterfly è quello che mi è rimasto più impresso.

    Angosciata per la sorte di Ci-Cio-San ...Arrabbiata per questo antipatico Signor Pinkerton fino alla fine spero in un finale diverso...

    Ti è mai capitato di guardare decine e decine di volte un film, sapere come va a finire e pure in modo infantile sperare che il finale come per incantesimo càmbi solo per te?

    Immagino di sì.

    E questo era il mio stato d'animo ieri sera.

    Un altra cosa che naturalmente mi ha colpito come madre è stato l' estremo sacrificio di Butterfly a beneficio del figlioletto:

    "Lasciare il ricordo di una Madre defunta piuttosto che di una Madre che ha abbandonato il figlio..."

    Ciao Blog...

    ci leggiamo presto...

    kyz

     

     

     Ambientato in Grecia, più precisamente in un bosco incantato in Grecia.
    Il tutto avviene la notte prima del matrimonio tra Teseo, duca d'Atene e Ippolita, la regina delle Amazzoni. Troviamo in fuga Ermia, una bella fanciulla promessa sposa dal padre Egeo a Demetrio un uomo che lei non ama, e Lisandro, l'uomo che in realtà lei ama ma che il padre non accetta minimamente come futuro genero. Purtroppo si trova a fuggire dal padre e da quel matrimonio combinato contro il suo volere sapendo che se non accetta di concedersi a Demetrio le aspetta la clausura in convento oppure la condanna a morte. Demetrio cerca di inseguire la sua amata Ermia all'interno del bosco dove i due innamorati sono scappati. Demetrio però è inseguito a sua volta da Elena, amica fin dai tempi dell'infanzia di Ermia e a sua volta innamorata di Demetrio, colei che ha rivelato il segreto sulla fuga di Ermia e Lisandro a Demetrio con la speranza che questo possa aver conquistato il suo cuore, che tra l'altro si dimostra molto scorbutico e scostante nei suoi confronti.
    In questa "notte di mezza estate" i quattro giovani si ritroveranno a rincorrersi, ad amarsi, odiarsi senza sapere che dietro a tutto quel caos che vede confondere e cambiare i sentimenti di Demetrio e Lisandro, c'è il perfido e scaltro folletto Puck, a cui è stato affidato da Oberon, il re delle fate, il compito di punire la moglie Titania per uno sgarbo subito, bagnandole le palpebre con una pozione magica in grado di far innamorare la vittima del sortilegio del primo essere che si trovi davanti al suo risveglio. E sarà appunto questa pozione a cambiare la situazione tra i quattro giovani portandoli ad un susseguirsi d'equivoci e di confusione.

     

    Essì ogni tanto capita che anche Cenerentola scende dalla Torre e se ne scappa al Ballo…anzi al Balletto…ma prima di uscire si mette davanti allo specchio e dice:
    “Il mostro si trasformaaa”…in un vano tentativo di sistemarsi alla meglio per la serata!
    Sì si lo so ho fatto un po’ di confusione tra le favole sarà stato “Oberon” con la sua polverina magica!
    Serata molto piacevole…
    I momenti belli li tengo un po’ più nel mio privato…
    La mia solita paura che il vento possa portarmeli via…
    E io previdente ormai tutto sul mio taccuino dei ricordi !!
    E per finire in tema cena al ristorante “Nabucco” per uno spaghettino all’ Aragosta!
    E mannaggia all’amico cameriere una piccola porzione di si è tramutata in un piatto misto completo di < Creme caramelle- fiocchi di panna montata-biscottini- e tirami su >…
    Tutta la mia settimana di dieta se né avulita*  ….
    Vabbè per ora è tutto dalla soffitta ultimamente moooolto trascurata.
    Non riesco al soffermarmi al pc quanto vorrei…
    E come sempre
                                                                     kyz


     

    Serata alla scala 2

     

    ….Lo spettacolo, del quale Mussbach ha disegnato le scene e scelto i costumi, è un gesto di cosciente e non polemica discontinuità nei confronti del passato di Don Giovanni alla Scala: vent'anni dopo la regia capolavoro di Giorgio Strehler, che resta come punto di riferimento nell'interpretazione di quest'opera e nel patrimonio scenico della Scala, inutile sarebbe stato percorrere strade simili, con il rischio di una replica stanca. Si è scelto dunque un gesto astratto e fortemente concentrato sulla recitazione. Gesto nel quale si è riconosciuta una gran parte del pubblico, soprattutto giovane e aperto alle espressioni più concrete e meno ritualizzate del teatro di prosa, non solo italiano.

     

      Diana alla Scala invece è stata una vera signorina.

    Certo tre ore e mezzo di spettacolo del Don Giovanni sono toste per essere la sua prima volta, ma la mia piccolina è stata bravissima e ha seguito con interesse quasi tutto lo spettacolo.

    Il Don Giovanni è un’ opera che ha affrontato in prima elementare con i suoi maestri e l’ ha subito entusiasmata.

    Infatti l’ anno scorso è andata a vedere e partecipare attivamente alla stessa opera più ridotta e a fine anno si è svolta anche la recita sempre del Don Giovanni e lei era eccitatissima!

    La sua insegnante Rita li ha coinvolti nel modo giusto… ha partecipato attivamente persino il mitico maestro Raimondo l’insegnante di sostegno della classe ….che con il maestro Alessandro hanno dato vita alla loro fantasia e ci hanno messo davvero tanto impegno.

    Diana non parlava d’ altro e ogni minuto provava la sua piccola parte con enfasi e ancora oggi resta legata a quei momenti e li rinnova per non dimenticarli.

    Durante l’ intervallo si è messa a canticchiare le due parti che preferisce: l’intro di Leporello e la scena finale della statua del Commendatore che intima il Don Giovanni di pentirsi.

    I nostri coinquilini di Palco erano molto giovani e si sono sorpresi non poco di sentirla cantare con enfasi così ad un certo punto hanno abbozzato un piccolo duetto anche se lei un po s’intimidiva.

    Verso la fine si stava per addormentare ma appena è apparsa la sua scena preferita si è rianimata subito e finalmente abbiamo potuto applaudire ed accompagnare una Diana stanca ma felice a casa.

    Una bellissima serata. Io e lei da sole….

    Il Boss? Il Boss a San Siro a vedere il Milan…ehmmm…

    Mi arrivavano le sintesi della partita dalla Tim …9 messaggi: uno per goal più la conclusione.

    Ad un certo punto ho persino sperato che il 4 a 3 fosse del Milan ma questo non è decisamente il nostro anno e allora vabè …mi darò all’ …opera!!

    Stasera quante cose avrei da raccontare….nell’ anniversario del mio primo anno di Blog:

    ……ma questa è un'altra storia……..

    Ciao Blog

    …Kyz

    …sempre 

     

    SeRaTa_AlLa_ScAlA

     

    Petite Messe Solennelle

    di Gioacchino Rossini 

    Concerto riservato alla Fondazione "8 ottobre 2001" 

    in ricordo delle 118 vittime

    nel quinto anniversario dell' incidente aereo di Linate

     

     

    5 anni fa, l' 8 ottobre 2001,  una profonda ferita si è aperta nel cuore della comunità milanese e dell' Italia intera.

    Il dolore che da 5 anni accompagna le famiglie delle 118 persone scomparse nell'incidente da commosso e commuove l' intera comunità cittadina.

     

    " Milano non dimentica, nè dimenticherà mai, le vittime della tragedia di Linate.

    Nel quinto anniversario la città vuol far sentire ai familiari la sua vicinanza e la sua solidarietà. L' 8 ottobre 2001 è una ferita mai rimarginata. Un ricordo indelebile per tutti noi. Un monito affinchè mai più si ripetano drammi così dolorosi."       

     

     

     

     

     

     

    5 anni fa…una profonda ferita anche dentro me.

    La mattina dell’ 8 ottobre anche io ero a Linate in auto. L’incidente c’ era già stato ma la zona era tutta in attacco di panico.

     Incrocio anche mio cognato che mi dice di non entrare al parcheggio ma di tornare di corsa a Milano…poi mi telefona e con calma mi racconta l’accaduto.

    Una giornata strana la ricordo perfettamente.

    La sera dopo aver messo a nanna la mia unica fonte di gioia ricordo di essermi seduta al pc per osservare il mondo della “chat”…

    Oramai era quasi un mese che leggevo senza fiatare e devo dire che conoscevo già quasi tutti i nick e i loro modi di porsi.

    La frase che mi incuriosiva di più era : “un bacio alla dolce Fedra” ed era dedicata ad un nik di una Stella.

    Quella sera mi decisi a rispondere alla mitica domanda “ da dove dgt?”…e appena dissi Milano venne fuori la tragedia di Linate e in un attimo ero coinvolta.

    Iniziò un periodo strano ma devo dire che per me è stata un’esperienza positiva.

    Era un periodo che di fatto “ arrampicavo sugli specchi” ma non vedevo vie di uscita…non mi sentivo felice…e poi la maternità mi aveva resa troppo sensibile per cui….”noiosa”.

    La chatt mi fu di terapia.  Inizia ad entrare in quel mondo strano.  Conobbi virtualmente tante persone ed altre le conobbi ad alcuni pranzi tenuti a Milano.

    Ci sono 3 o 4 persone che ancora sento e a cui sono affezionata tipo la mitica Renata.

    In effetti la dolce Fedra era la sua bimba che in effetti è veramente dolcissima!

    Anche nella realtà le cose iniziarono ad andare decisamente meglio.

    Ripresi possesso della mia vita e della mia persona. Ricominciai di fatto pian piano a  contare solo su me stessa.

    Diciamo che da arrampicarmi sui vetri stavo finalmente iniziando a lasciare i solchi per poter salire sempre più su.

    Sembra ieri e pure sono passati già 5 anni.

    E quante cose sono successe da allora.

    Ogni tanto fa bene ricordare. Almeno ora le persone che mi stanno deludendo non possono scalfiggermi più di tanto…

    Devo tenere sempre conto che ciò che conta veramente è qui con me….e tutto il resto……

    è noia….!!

    Questo periodo di menta passerà…l’importante è che le persone a cui tengo veramente sono qui con me …

    In fondo ha ragione il Ditino medio: “amicizia?: solo fiato sprecato”…

    …punto….